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Da il Corriere della sera WEB 12/04/2003

A 12 anni ha perso le braccia e la famiglia a causa di un missile - La battaglia del piccolo Alì, ferito di guerra

Molte organizzazioni si sono mobilitate per la raccolta di fondi Forse sarà curato a Londra, ma ci sono molti rischi

LONDRA - L'immagine peggiore della guerra: quella di un bambino sopravvissuto per disgrazia. Perché non è facile immaginarsi un futuro con certe ferite. Ferite che sono amputazioni. Alì Ismail Abbas ha 12 anni: un missile ha squarciato la sua casa, i suoi anni migliori e ha distrutto la sua famiglia. Da un letto di ospedale di

Alì in ospedale (Reuters)

Bagdad, dove era stato ricoverato dopo la tragedia, chiedeva:«Potete aiutarmi a ritrovare le braccia?». Non sarà stato facile spiegargli che dovrà farne a meno per tutta la vita.

CENTRO SPECIALIZZATO - Alì non vuole perdere le speranze. Probabilmente non gli resterebbe nulla, se lo facesse. Ora, dopo che la sua storia ha fatto il giro del mondo e che molte organizzazioni si sono mobilitate per raccogliere fondi in suo favore, si dice che Alì sarà forse curato a Londra. E' stato il «Guardian» a dare la notizia di un suo trasferimento in un centro specializzato in protesi ortopediche. Un'associazione umanitaria britannica ha deciso di farlo assistere dall'ospedale Roehampton. Un'equipe è pronta a partire per l'Iraq per prelevare Alì, se sarà in grado di viaggiare all'estero.

INIZIATIVE - L'ospedale privato del Dorset che ha fornito una gamba finta a Heather Mills, moglie di Paul McCartney, si è inoltre offerto di creare le braccia giuste per Ali, a metà prezzo. «Ci sentiamo tutti in colpa per quanto sta succedendo in Iraq, pur sapendo che questa guerra era necessaria», ha spiegato David Hills, direttore della Dorset Orthopaedic Company. «Possiamo aiutarlo, dobbiamo aiutarlo». Dall'India è arrivata una generosa offerta finanziaria: «Voglio aiutare questo bambino a rimettersi in piedi e a ritrovare una vita normale», ha detto la maharani Gayatri Devi di Jaipur, vedova dell'ex maharaja. «Mi accollerò io
personalmente i costi delle cure, in Iraq o in qualsiasi altro
paese del mondo». Florian Westphal, del comitato internazionale della Croce Rossa, si è detto «rincuorato» dalla reazione del pubblico di fronte al caso di Alì. «Tutto ciò che possiamo fare per
bambini come lui è importante», ha sottolineato.

RISCHI - Aiutare Alì, comunque, non sarà semplice. Senza braccia e con ustioni sul 60% del corpo, resta alto il rischio che le infezioni prendano il sopravvento e lo uccidano, nonostante gli sforzi per salvarlo attraverso innesti di pelle prelevata dalle gambe utilizzati per sostituire quella del tronco.
Una brutta storia, quella di Alì, come tutte le storie di guerra. L'unica speranza è che il finale, per quanto imperfetto, sia il più lieto possibile.

Da Repubblica WEB del 15/04/2003 - Beirut, 17:31
Iraq, Ali, il bimbo mutilato, sarà ricoverato in Kuwait

Ali Ismail Abbas, il bambino diventato il simbolo della catastrofe umanitaria provocata dalla guerra, sarà ricoverato in un ospedale del Kuwait e se faranno in tempo a portarlo via da Baghdad, forse vivrà.

A causa di un missile americano che ha distrutto la sua casa è rimasto orfano, ha perso entrambe le braccia e ora rischia di morire di setticemia per le disastrose condizioni igienico sanitarie dell'ospedale di Saddam City in cui è ricoverato. (red

Il bambino iracheno ha perso le braccia e la famiglia
Una équipe anglo-kuwaitiana gli impianterà arti artificiali


E' a Londra il piccolo Alì ragazzino simbolo della guerra

 

LONDRA - E' arrivato a Londra Alì Ismaeel Abbas, il bambino iracheno che perse le braccia e rimase orfano durante un bombardamento a Bagdad. Al ragazzo, la cui storia ha commosso il mondo, saranno impiantati degli arti artificiali.
Alì, 13 anni, è rimasto anche gravemente ustionato in seguito all'incursione delle forze alleate, nella quale persero la vita il padre, la madre incinta, il fratello, lo zio, tre cugini e altri tre parenti. All'inzio sembrava avesse soltanto il 50 per cento di possibilità di sopravvivere, ma il bambino ha risposto bene alle cure: si è sottoposto anche a tre mesi di chirurgia plastica in Kuwait.
Alì è giunto a Londra a bordo di un jet privato insieme a Ahmed Mohammed Hamza, un altro giovane iracheno di 14 anni che ha perso la gamba sinistra e la mano destra, e a Imad al-Najada, un chirurgo plastico del Kuwait.
Lunedì prossimo i due saranno ricoverati all'ospedale Queen Mary di Roehampton, nel sud della capitale.
Mark Purcell, un portavoce del centro di riabilitazione dell'ospedale ha detto che il personale è onorato di essere stato scelto dal governo del Kuwait. "E' da parecchio tempo che abbiamo rapporti con loro e sono già venute altre persone da lì. Uno dei nostri specialisti parla l'arabo e questo è utile", ha detto.
La Limbless, l'associazione che collabora con il centro di riabilitazione, ha già raccolto oltre 275 mila dollari per le terapie a cui dovranno sottoporsi i due bambini.
Alì è stato curato in Kuwait ad aprile per le gravi ustioni al tronco. Ha ricevuto un innesto di pelle ed è praticamente guarito dalle bruciature. Per adattarsi alla nuova cute inserita alla fine degli arti imputati avrà bisogno, secondo al-Najada, di alcune protesi speciali. "Alla fine lui e Ahmed potranno usare tre dita di ciascuna mano e potranno fare i movimenti fondamentali", ha detto lo specialista kuwaitiano.
Gli arti, il cui costo oscilla tra i 26 mila e i 35 mila euro, dovranno essere cambiati ogni sei mesi, dato che la conformazione corporea dei due bambini cambierà. Finchè Ali e Ahmed non saranno maggiorenni, il governo del Kuwait si è impegnato a coprire tutte le spese mediche.
Il Canada ha dato intanto il suo temporaneo assenso all'ingresso nel Paese di Alì, dopo che Falath Fatuh, un cittadino di origine irachena, si è offerto di adottarlo.
Colpito dalle foto del piccolo che hanno fatto il giro del mondo, Fatuh è andato a trovarlo in Kuwait la scorsa settimana e gli ha proposto di diventare suo padre.

( 7 agosto 2003 ) - da Repubblica Web

"Jessica ha sparato.... "

ma il suo obiettivo, quando aveva deciso di arruolarsi, era mettere da parte abbastanza soldi per pagarsi l'università e diventare maestra.

4/4/2003 da Web La Stampa

New York
Sarà pure stata una magazziniera, ma Jessica Lynch sapeva usare il fucile e non aveva paura di farlo. E forse le ferite che le stanno curando nel Landstuhl Medical Center, in Germania, sono la prova delle torture subite. Mano a mano che i particolari sulla prigioniera degli iracheni a Nasiriyah vengono fuori, la sua storia somiglia sempre più a un film. Quando il 23 marzo era avvenuta l'imboscata, la ragazza diciannovenne stava guidando un camion cisterna per il trasporto dell'acqua alle truppe. Secondo il Washington Post, una volta attaccata non ha alzato le braccia: «Si è messa a combattere fino alla morte - ha rivelato una fonte del Pentagono -, perché non voleva essere presa viva». «Me lo aspettavo - ha commentato la madre Deadra -, non è una che molla». I racconti sono ancora frammentari, in attesa che lei si senta meglio e possa dare la sua versione. Ma alcune testimonianze locali, e alcune comunicazioni degli iracheni intercettate, proverebbero che Jessica ha imbracciato il fucile e ha sparato fino a quando ha esaurito le munizioni, mentre i suoi colleghi cadevano sotto il fuoco nemico. Un proiettile - era stato detto dalle fonti del Pentagono - avrebbe colpito anche lei e per fermarla gli iracheni l'avrebbero accoltellata. Ieri sera, però, il padre Gregory ha smentito la ferita da arma da fuoco e la pugnalata. Invece ha confermato le fratture alle gambe e al braccio destro, aggiungendo che Jessica è stata operata alla schiena perché non aveva più la sensibilità nei piedi. Secondo un farmacista iracheno che l'ha curata, «chiedeva sempre di tornare a casa. Sapeva che le truppe americane erano dall'altra parte del fiume e si aspettava che la venissero a prendere». Il giornale Daily News ha scritto che due soffiate avevano rivelato la sua presenza nell'ospedale Saddam di Nasiriyah, e la seconda era stata raccolta da un reporter, Kerry Sanders della Nbc. La fonte irachena gli aveva detto che bisognava fare in fretta, perché i carcerieri stavano torturando la ragazza, e così il generale Franks ha deciso di accelerare il raid di martedì notte. Queste notizie sono ancora da verificare, ma fonti militari hanno detto al Daily News che le due gambe e il braccio fratturato non si spiegano facilmente con l'incidente stradale capitato al suo camion, e contrastano con la sua reazione successiva. In una stanza dell'ospedale, inoltre, i soccorritori hanno trovato una batteria da automobile vicino ad un letto, che forse serviva per torturare i prigionieri con le scosse elettriche. Anche queste sono informazioni provvisorie da verificare, ma ormai il Pentagono sarà obbligato a condurre un'inchiesta approfondita, perché il comportamento di Jessica dovrebbe candidarla ad una medaglia al valore. Al momento però, secondo quanto ha rivelato il fratello Gregory, quello che lei vorrebbe di più è una bella mangiata. Mercoledì notte, Jessica ha finalmente potuto chiamare i suoi familiari in West Virginia, e il fratello ha descritto così la telefonata di un quarto d'ora: «Era stanca e affamata. Ci ha detto che non mangiava da una settimana, e sogna una cena cucinata a casa». Anche altri sogni di Jessica stanno facendo progressi, a giudicare dalle reazioni alla sua liberazione in tutta l'America. Il suo obiettivo, quando aveva deciso di arruolarsi, era mettere da parte abbastanza soldi per pagarsi l'università e diventare maestra. Ora il governatore della West Virginia, Bob Wise, ha promesso di finanziare la sua istruzione in qualunque college pubblico dello Stato, ma dovrà battere la concorrenza della West Virginia University, la Marshall University e il Liberty College, che hanno già offerto pacchetti completi di assistenza fino alla laurea. Frattanto si è appreso che nove degli undici corpi ritrovati dalle squadre speciali Usa durante l'operazione che ha permesso la liberazione di Jessica appartengono a soldati americani. A rivelarlo è stata la Cnn, citando fonti militari alleate. I loro corpi saranno ora inviati negli Stati Uniti per l'indentificazione. Gli altri due corpi sarebbero invece di soldati iracheni e saranno inviati all'ospedale di Nasiriyah. Il Comando Centrale Usa ha spiegato che due degli undici corpi sono stati rinvenuti in un obitorio e gli altri nove in una fossa nei pressi dell'edificio dell'ospedale.


Paolo Mastrolilli

 

 

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