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Gorizia
18/01/2003
Quante
parole contiene il vocabolario della lingua italiana? Moltissime eppure
nel parlare quotidiano se ne usano una quantità limitata e, oggi, il
consumismo ha imposto un suo dizionario fatto di “parole-cosa”
indicanti oggetti che, nella maggior parte dei casi, non servono proprio a
nulla se non a creare spazzatura.
Anche
i molti programmi televisivi hanno adottato questo metodo: dalla banalità
alla stupidità per presentare la, solita, pubblicità!
Ciò
che maggiormente preoccupa è la quasi totale dimenticanza del parlare
"Democratico" sostituito da un volgare lessico di suoni, anzi di
rumori, di frasi atte solo alla ricerca dell’azione distruttiva
dell’avversario, alla vittoria a tutti i costi senza alcuna regola o
limite.
Persino
la salute dei cittadini si trova invischiata in affari di profitto, con la
gioia dei pochi che, nei diversi ruoli, si ritrovano con stipendi e buoni
premi che superano, facilmente, le centinai di migliaia di euro.
Proviamo
a scrivere alcune parole che leggiamo sui quotidiani: guerra, terrorismo,
morti, feriti, bombe, strategie, conflitto, armi, sterminio, missili,
atomica, fucile, soldati, distruzione, muri, e tante altre ancora.
È
difficile mantenere la mente in uno “stato” di buon senso con questa
ripetizione e bombardamento di desideri di distruzione che i signori di
potere si sentono in dovere di esprimere. Sono decenni che si assiste alla
disgregazione della Terra Santa eppure alla diplomazia, alla cooperazione,
all’altruismo, alla via del dialogo si preferisce quella dell’odio
esasperato. Vorrebbero farci credere che la giustizia ha bisogno della
forza, ma quale? Non quella della brutalità ma quella della ragione e
dell’intelligenza applicata alla corretta distribuzione delle risorse,
economiche, culturali e sociali.
Noi
popoli del benessere e della grande civiltà, che definiamo essere
democratica per non sentirci in colpa, abbiamo a che fare, però, col
nostro vizio: quello di possedere il tutto.
L’Etiopia
è alla fame, Sarajevo l’abbiamo già dimenticata eppure stiamo
arrivando alla clonazione, alla riproduzione tecnologica dell’individuo
e questo non per amore ma solo per vincere... contro chi?
Allora
io preferisco essere un diverso, un uomo dell’umanità umana, dove ai
bambini si arreca gioia e tenerezza e al prossimo si tende la mano per
camminare insieme su quel sentiero della storia che ci accomuna nel grande
progetto della vita.
Renato
Elia
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