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Rachel è la prima "martire" americana per gli arabi, strade in suo nome
da Unità Web del 19/03/2003

Rachel Corrie, la giovane americana uccisa domenica scorsa mentre cercava di impedire ad un bulldozer israeliano di demolire una casa palestinese a Gaza, è diventata la prima «martire» americana per gli arabi, che normalmente attribuiscono tale titolo a coloro che rimangono uccisi combattendo contro Israele e gli Stati Uniti.

Israele ha affermato che la morte di Corrie è stato un «deplorevole incidente», sul quale si indagherà. Anche se i compagni della ragazza, che aveva 23 anni, hanno affermato che è stata uccisa deliberatamente, come del resto è documentato da una sequenza di foto in cui si vede la ragazza travolta dal bulldozer che cercava di fermare.

Il presidente dell'Autorità palestinese Yasser Arafat ha affermato che Corrie - che era militante del movimento internazionale di solidarietà per la protezione del popolo palestinese - è a tutti gli effetti una «martire» e ha proposto che le venga assegnata una Medaglia di Betlemme, la massima onorificenza palestinese.

Circa 50 persone di varie correnti politiche si sono inoltre riunite in un albergo di Beirut per protestare contro l'uccisione della giovane americana. I partecipanti alla riunione hanno proposto che la municipalità di Beirut intitoli una strada della città a Rachel Corrie, mentre altri hanno proposto che venga istituita un borsa di studio in suo nome.

Nel corso della stessa riunione è stato sottolineato che la morte della ragazza ha avuto un notevole risalto sulla stampa araba, ma uno scarso risalto sui media internazionali. «Se Corrie fosse stata uccisa da un palestinese, il popolo palestinese sarebbe stato accusato di terrorismo», ha affermato durante la riunione il deputato Bassem Yamout, secondo il quale «poichè è stata uccisa dagli israeliani il suo cadavere non è stato mostrato dalla Cnn».


Pacifista americana morta a Gaza per difendere una casa

Ultimo aggiornamento 17 marzo 2003, 11:53 ora italiana (10:53 GMT)

RAFAH, Gaza (CNN) -- Il pacifismo ha, da ieri, una nuova martire. Si tratta di Rachel Corrie, ventitreenne americana, uccisa domenica da un bulldozer israeliano mentre tentava di impedire la distruzione di una casa a Rafah, nella striscia di Gaza.

Da gennaio con i palestinesi

Da gennaio, Rachel Corrie lavorava per il Movimento di solidarietà pro Palestina per protestare contro le operazioni israeliane nei territori occupati.

"Era a mani alzate e ha chiesto al bulldozer di fermarsi", ha detto Huwaida Arraf, co-fondatore del gruppo di cui Rachel faceva parte. "Il conducente non le ha prestato alcuna attenzione, l'ha travolta insieme a un cumulo di detriti, poi è tornato indietro e le è passata addosso di nuovo".

Altri testimoni forniscono una versione leggermente diversa. Rachel sarebbe salita in cima a una pila di rifiuti e sarebbe inciampata, cadendo dietro di essa, fuori dalla visuale del conducente del bulldozer.

Secondo Tom Dale, un altro attivista che si trovava vicino a lei, Rachel era invece pienamente in vista. Dello stesso parere Alice, una ragazza di Londra impegnata nelle dimostrazioni del movimento. La prima a soccorrere la ventitreenne americana. "Ho la schiena rotta, ho la schiena rotta, diceva dopo essere riemersa da sotto il bulldozer". Rachel è morta poco dopo in ospedale.

Rachel Corrie, nata a Olympia, nello stato di Washington, era una 'senior' (ultimo anno) all'Evergreen State College, ma non si era iscritta al trimestre in corso per fornire il suo contributo alla lotta nei territori palestinesi.

"Ho insegnato ai miei figli a essere indipendenti, non potevo contestare questa scelta", ha commentato la madre, mentre il padre ha affermato: "Saremo sempre orgogliosi del suo coraggio".

Per Israele si è trattato di un incidente

"È stato un deplorevole incidente". Questo il parere dei militari israeliani. "Questi pacifisti agiscono in maniera davvero irresponsabile, mettendo a rischio la loro vita, quella dei palestinesi e la nostra". Immediata la replica di Arraf: "Noi agiamo solo con metodi non violenti e siamo convinti che non si sia trattato di un incidente". Il Dipartimento di Stato Usa ha chiesto che un'inchiesta seria e dettagliata sia aperta su quanto è successo.


L'ultima lettera della pacifista: «Cari, i soldati non sparano a un americano disarmato» di Rachel Corrie (Da The Guardian - Traduzione: red./ Unità del 19/03/2003)

Cari fratelli e famiglia e altri

Sono in Palestina da due settimane e un’ora e ancora non ho parole per descrivere cosa ho visto. La cosa più difficile per me è pensare cosa sta succedendo in questo momento mentre sto qui seduta a scrivere a voi negli Stati Uniti. Qualcosa come avere a che fare con un portale virtuale nel lusso. Non so quanti bambini qui siano mai stati senza buchi di proiettili nei muri e senza torrette di un esercito occupante che li sorveglia costantemente dai vicino orizzonti. Io penso, ma ne non sono propriosicura, che anche i più piccoli di questi bambini capiscano che la vita non è così dappertutto.

Uno di loro, di otto anni, ha sparato e ucciso quelli di un carro armato israeliano due giorni fa. Sono stata lì e molti bambini mormoravano il suo nome – Ali – o appendevano il poster della sua foto sui muri. Ai ragazzini piace mettermi alla prova con il mio arabo limitato con domande del tipo: “kaif Sharon?” “kaif Bush?” e ridono quando dico”Bush Majnoon” “Sharon Majroon” (Com’è Sharon? Com’è Bush. Bush è pazzo, Saharon è pazzo). Naturalmente non è ciò che penso e molti adulti che sanno l’inglese mi correggono: Bush mish Majnoon…Bush è un uomo d’affari. Oggi ho cercato di imparare a dire: Bush è uno strumento ma non so se sono stata capace di tradurre bene. In ogni caso ci sono persone di otto anni qui molto più sveglie nel lavorare nelle strutture del potere globale di me soltanto qualche anno fa.

E inoltre, né letture, néconferenze, né documentari visti o né parole pronunciate hanno potuto prepararmi per la realtà della situazione che c’è qui. Non potete immaginarlo finchè non lo vedrete – e anche quando sai chiaramente che la tua esperienza non è tutta la realtà :con la differenza che un soldato israeliano non spara a un cittadino americano disarmato, e con il fatto che io ho denaro per comprare l’acqua quando l’esercito distrugge i pozzi e con il fatto che, naturalmente, io posso scegliere. Nessuno nella mia famiglia è stato colpito mentre guidava la macchina, da un lanciarazzi su una torre alla fine della strada principale nella mia cittadina. Ho una casa. Posso guardare l’oceano. Quando esco da scuola o dal lavoro posso essere relativamente certa che non ci sia un soldato che mi aspetta a mezza strada a un checkpoint tra il centro di Olympia e la baia del Fango con il potere di decidere se posso andare a lavorare o se devo tornare a casa da dove sono appena uscita.

Il mio è un ripensamento sconnesso, sono a Rafah: una città di 140 mila persone, di cui il 60% sono profughi – molti sono la seconda o la terza volta che scappano. Oggi sono andata a camminare sulle macerie delle case rimaste in piedi, un soldato egiziano mi ha chiamato dall’altro lato della strada” Vai, vai!” perché un carro armato stava arrivando. E poi ha gridato: come ti chiami?. Qualcosa mi ha dato noia di questa sua curiosità amichevole. Mi ha ricordato in un certo senso quando eravamo piccoli e curiosi degli altri bambini. I bambini egiziani gridano il nome di una donna straniera vagabonda tra i viottoli dei carri armati. I bambini palestinesi gridano ai carri armati quando spuntano da dietro i muri per vedere cosa succede. L’Internazionale dei bambini sta in piedi davanti ai carri armati con le bandiere. I bambini israeliani in carri armati anonimi a volte gridano altre salutano molti sono costretti a stare qui molti un po’ aggressivi colpiscono le case come noi giriamo a largo.

Ho avuto problemi a accedere alle notizie sul resto del mondo, ma ho sentito che l’ escalation verso la guerra in Iraq sia inevitabile. C’è un grade accordo sulla rioccupazione di Gaza. Gaza è rioccupata ogni giorno in vari punti ma io penso che la paura sia che i carri armati entreranno nelle strade e rimarranno qui invece di entrare in alcune strade e lasciarle dopo qualche ora o qualche giorno per osservare e sparare dai confini. Se la gente non sta pensando già alle conseguenze di questa guerra sulla popolazione dell’intera regione, io spero che almeno voi cominciate .

Baci a tutti, a mia mamma, al mio “pomicino”, ai capelli da granaio di sesamo e alla scuola Lincoln, baci a Olympia.

Rachel - February 20 2003

 

Pacifista inglese colpito dai soldati israeliani muore a Londra dopo otto mesi di coma
di red

 Era stato ferito alla testa a Rafah mentre tentatava di proteggere alcuni bambini palestinesi dal fuoco dei soldati israeliani. È morto oggi, dopo otto mesi di ospedale, a soli 22 anni. Si chiamava Tom Hurndall, era un pacifista ed è entrato in coma da quando era stato raggiunto in aprile dai colpi d'arma da fuoco di un soldato israeliano. È morto di polmonite nell'ospedale di Londra dove era ricoverato. Tom Hurndall, era stato gravemente ferito alla fronte nel campo profughi di Rafah, nella Striscia di Gaza, mentre tentava di proteggere dagli spari alcuni bambini palestinesi. Nella notte tra martedì e mercoledì le sue condizioni si sono aggravate e il ragazzo è morto.

Secondo le testimonianze raccolte nell'inchiesta indipendente appoggiata dalla famiglia Hurndall il militare che fece fuoco aveva un'arma dotata di mirino telescopico. La madre di Tom, Jocelyn Hurndall critica l'indagine fatta dal comando dell'esercito israeliano e chiede che sia fatta chiarezza sulle responsabilità dei vertici militari e sull'iniziale insabbiamento del caso. La signora Hurndall ha espresso forti perplessità sulla correttezza dell'inchiesta fatta dalle forze armate israeliane secondo cui il militare responsabile di aver sparato - di cui non è noto il mome - sarebbe un arabo, un beduino, e con un precedente arresto come consumatore di marjuana. «Sono molto scettica - ha detto Jocelyn Hurndall - sul sistema scelto dall'esercito israeliano di sottolineare alcuni aspetti di questo soldato come il fatto che sia stato arrestato per aver fumato cannabis o il fatto che sia arabo. Questo è completamente irrilevante ed è una conseguenza della cultura dell'impunità incoraggiata dalla catena di comando».

Su pressione britannica, l'esercito israeliano ha aperto soltanto in ottobre un'inchiesta. Il soldato che ha aperto il fuoco è stato successivamente incriminato per aggressione aggravata. Ma secondo la radio militare israeliana, dopo la morte di Hurndall, i capi di accusa sono divenuti molto più pesanti e presto inizierà il processo da parte della corte marziale. Nel corso della indagine il militare, di cui non è stata resa nota la identità, ha detto in un primo momento di aver puntato verso un uomo armato di pistola che aveva preso per un palestinese. In un secondo tempo ha ammesso di aver sparato nella direzione di Hurndall, allo scopo di intimidirlo. Secondo l'emittente radiofonica, i vertici militari considerano la vicenda «molto grave». (da Unità Web del 13/01/2004)

 

Renato Elia - Via Duse, 22 - 34170 Gorizia - Italia
e-mail: renatoelia49@yahoo.it